L’AQUILA DI GASPERIN

Quando io avevo circa 15 anni, ho vissuto un evento che riguarda la costruzione della zona monumentale del monte Cornella di Quero, mio paese di nascita e dove ho passato tutta la prima parte della mia vita,  evento che descrivo ritenendolo di un certo interesse .

Il prof. Bressa, cioè l’antiquario veneziano che ha costruito i monumenti sul monte Cornelia, un giorno venne a casa mia dietro al Municipio per parlare con mio papà, falegname, per  certi lavori da fare alla sua casa di Via Garibaldi a Quero. Lì nel cortile ebbe modo di ammirare una mia elica di legno lunga una trentina di centimetri,  che stava girando vertiginosamente spinta dal forte vento querese. Mi chiese chi l’aveva fatta quell’elica perché gli aveva fatto spuntare l’idea di montarne una di simile  sul monte Cornella. Ovviamente io gli precisai che l’avevo fatta io stesso ma che, da ragazzino come ero, non ero certamente in grado di costruirne una grandissima come voleva lui.

Qualche tempo dopo lo incontrai e si fermò per dirmi che l’elica l’aveva trovata comprandola ai campi Arar dove gli americani vendevano tutti i rimasugli della guerra che era appena finita ed aveva trovato una bellissima elica di legno colorato e che era una vera elica di una fortezza volante precipitata in Veneto. Però l’idea, derivata dalla mia elica che girava, era aumentata nella sua fantasia tanto da dare incarico a Gasperin, un bravo fabbro querese  che gli aveva già fatto molti lavori in ferro, di costruire nientemeno  che un’aquila la quale, allo spirar dei  venti queresi, avesse da sbattere le ali. Io restai  tanto sorpreso che andai subito da Gasperin a chiedergli se sapeva qualcosa di quell’elica. La risposta mi meravigliò ancora di piú perchè egli mi domandò se io, come avevo fatto altre  volte  per lui, fossi in grado ci disegnare un’aquila da poter dopo costruire in ferro e rame. Io gli risposi negativamente però gli dissi che a Feltre sulla stradina che porta al cimitero c’é un monumento con quattro bellissime aquile che si possono copiare. Gasperin fece tesoro delle mie parole e portò a Feltre suo figlio pregandolo di copiare una di quelle aquile in modo da poterla rifare pari pari.  Infatti Gasperin incominciò subito a lavorare per costruire quell’aquila  che ancora oggi si trova a Quero in piazza Duomo, la quale in teoria avrebbe dovuto girare attorno a sé stessa sbattendo contemporaneamente le ali. Per ottenere tutto questo Gasperin si servì di ingranaggi metallici costruiti da lui stesso in ferro ed in modo del tutto artigianale pur trattandosi di elemennti rotanti l’uno contro l’altro per far variare il moto delle ali oppure il girare dell’aquila attorno a sé stessa. Si trattava quindi di oggetti in ferro , di precisione e costruiti a mano. In questo senso io affermo che sarebbe molto interessante togliere provvisoriamente una delle  “penne” in lamiera di rame che rivestono  il corpo dell’aquila allo scopo di poter esaminare da vicino i pezzi meccanici eccezionalmente costruiti molti anni fa da Gasperin . 

Tralasciando questa operazione   che io ho descritto al solo scopo di portare a conoscenza di qualcuna delle moltissime vicende straordinarie di cui era intessuta la estesa area monumentale del m. Cornella, torno a illustrare l’aquila di Gasperin per precisare come sia composta da un telaio in ferro di sostegno di tutta la struttura e degli assi fatti tuotare dagli ingranaggi essendo il tutto contenuto nel ventre della bestia alata. 

L’aquila si vede bene e dominante su tutta l’area monumentale nella foto allegata.

Per apparire molto spettacolare l’aquila era fissata in cima ad un alto traliccio avendo ai suoi piedi la grande elica ex fortezza volante la quale girando a forte velocitá per la spinta del vento avrebbe trasmesso il moto circolare necessario per il movimento delle ali e la rotazione attorno a sé stessa dell’aquila ad ali sbattenti,

Si deve ammettere che la  strategia di moto descritta avrebbe dovuto provenire da un insieme meccanico progettato con una competenza ed una pratica che Gasperin non  poteva conoscere per niente ed infatti, una volta montata stabilmente e ben controventata da robusti tiranti, l’aquila non fu mai in grado né di girare e tantomeno di sbattere le ali.

Si deve comunque affermare che quell’originale monumento, a suo tempo ispirato alla fervida mente del Prof. Bressa su spunto offerto dalla mia elica e realizzato con la notevole bravura fabbrile di Gasperin, costituisce qualcosa di notevole aspetto e di virtuosità per le pretese di moto espresse dal proprietario e finanziatore prof. Bressa . 

La cosa é comprovata dal fatto che la bella aquila figura da anni di fronte alla chiesa di Quero dove si fa ammirare da tutti i passanti.