LA MAMMA CHE UCCIDE I FIGLIOLETTI

INTRODUZIONE 

Gli anni della mia gioventù sono costellati da episodi così particolari, direi sensazionali, soprattutto se paragonati agli usi e costumi dei nostri tempi.
Quello che impressiona è una sensazionale differenza tra il sentimento di bontà, di predilezione della natura diffuso su tutta la popolazione di quel tempo ed una grande loro tolleranza per le trasgressioni a tale regola. 

LA CRUDELTÀ 

L’esempio eclatante di crudeltà è quello di noi giovani che, privati di tutto come eravamo, ci sentivamo autorizzati a mancanze anche gravi messe in atto per il nostro divertimento e senza rispettare per nulla le regole di cui si é detto. 
Ne fa fede una usanza caratterizzata da una grande crudeltà che noi ragazzini mettevamo in atto per  assecondare i nostri poveri ma bei giochi. quando per assecondare la nostra passione di aver delle gabbiette dove far vivere prigionieri degli uccellini, la cui felicità era invece la loro libertà di solcare i cieli limpidi sbattendo  felicemente le loro ali ed alternando delle rapide discese verso terra per risalire dopo e gioiosamente  verso gli alti rami degli alberi dove appollaiarsi felici e contenti.

IL FATTO CRIMINALE 

Noi giovinastri ci divertivamo a salire sugli alberi e rapire la nidiata di cardellini mentre la mamma  disperata svolazzava attorno al nido emettendo dei rochi  cinguettii di disperazione che ci colpivano il cuore ma senza alcuna nostra commozione.

Noi, imperterriti, compivamo il nostro delinquenziale furto di esserini viventi che poi dovevamo  alloggiare nelle gabbie poste sui davanzali delle finestre della soffitta di casa in modo che le loro mamme potessero continuare ad alimentare i piccoli portando col becco dei vermicelli che i figlioletti mangiavano con grande ed evidente soddisfazione. Noi passavamo molto tempo  ad assistere allo spettacolo di mamme e uccellini addetti ai loro pranzetto restando nascosti nella soffitta di casa che aveva le finestre ben addobbate verso l’interno casa da una grande tela munita degli appositi forellini attraverso i quali potevamo assistere all’intera operazione alimentare. 

L’ALIMENTAZIONE

Durante tutto il periodo di emancipazione delle bestiole che noi avevamo raccolto (rapito crudelmente strappandoli alla loro mamma) quando erano a pelle nuda, noi assistevamo al progresso delle piume che da grigie come erano all’inizio, col passare delle settimana prendevano i loro bellissimi colori comprendenti anche della parti rosse attorno al collo.
Se si  vuole dire la verità, era per noi un grande piacere seguire la crescita delle bestiole nella loro costituzione fisica ed anche nell‘impadronirsi del movimento esclusa però, per una regola come si vedrà molto importante, la facoltà di volare.  

IL DIVIETO DEL VOLO

E’ da spiegare una vera legge naturale che noi ragazzi avremmo dovuto rispettare in pieno ma che, essendo stati distratti ed increduli come è abitudine molto diffusa nell’animo umano, noi non abbiamo per nulla rispettato, provocando quella che a priori potrebbe essere definita una vera tragedia vitale. 
Bisogna qui precisare come noi ci fossimo interessati sull’utilità del procedimento da eseguire in tutto lo svezzamento dei piccoli cardellini avendo ricevuta una rigida raccomandazione che, come già detto, noi abbiamo completamente ignorato.
Ciò che ci era stato raccomandato dagli esperti recitava in questo modo: fate bene attenzione al momento in cui gli uccellini hanno messo le ali perché é quello il tempo di portare la gabbia dentro casa impedendo alla mamma volatile di nutrire i cardellini per un motivo preciso. Quando la madre capisce che i figlioletti avrebbero la capacità di volare ma non lo possono fare perché prigionieri in gabbia allora la mamma porta nel becco dei figlioletti del veleno e li fa morire  tutti perché non può sopportare che essi siano prigionieri senza possibilità di volo ad ali spiegate.
A noi ragazzi questa regola apparve assurda cosa così come non credevamo che la loro mamma potesse saperlo. Oltretutto ci chiedevamo dove la lei potesse trovare il veleno per farli morire. Per ridere, qualcuno di noi sosteneva che era il locale farmacista a fornire alla mamma tale veleno.
In sostanza si intuisce chiaramente che, per noi ragazzini, il fatto che la mamma capisse la faccenda dell’impossibilità di volare e soprattutto avesse in sè la convinzione di doverli far morire piuttosto che saperli prigionieri in una gabbietta, ci sembravano delle vere supposizioni prive di verità.

LA CONCLUSIONE

Passarono un paio di giornate senza che ci preoccupassimo per nulla dei cardellini ma un bel giorno tornammo nella soffitta di casa per assistere alla cerimonia avvincente della mamma volante che, attraverso le sbarre della gabbia, provvedeva ad imbeccare tutti quattro i- cardellini ma la realtà si rivelò completamente diversa. Nel pavimento della gabbia c’erano tutti quattro i cardellini morti da qualche giorno.
L’avvenimento, se in quei lontani anni non fece tanto clamore, devo però affermare che visto oggi ad una distanza di un’ottantina d’anni mi ha fatto riflettere a lungo.
Prima di tutto ho provato un non sopito dispiacere per tutto quello fatto proprio da mè che oggi sono un accanito sostenitore del massimo rispetto dell’ambiente con tutto quello che vi si trova , uccellini compresi. Mi viene da rimpiangere di aver privato a quegli esserini di volare in questo cielo terso che sto vedendo anche in questo momento.

Ma non è questo il pensiero che da sempre mi assilla trovando però in modo continuo mille controprove di autenticità del mio pensare.
Oggi più che mai sono convinto della magnificenza della natura.


Anche l’ultima rivoluzionaria innovazione e cioè AI ( l’intelligenza artificiale ) accompagnata da apparecchiature che migliorano così intensamente da convincere molti studiosi nel sostenere che ormai si sta per costruire una macchina più intelligente dell’essere umano.
Devo dire che, giunto a questo punto, anche di fronte a studiosi preparatissimi, mi sento in obbligo di dichiararmi dissenziente perchè quella stessa natura a cui mi riferivo prima ha già previsto tutto a cominciare dal comportamento dei canarini di molti anni fa e, al tempo stesso l’assicurazione che nessuna macchina per quanto perfezionata. non potrà mai superare l’intelligenza umana anche perchè tutto questo coinciderebbe con la fine del mondo e quindi anche con la fine di chi lo potrebbe sostenere.

In sostanza mai potrà esistere qualcuno in grado di provare che AI supera il cervello umano perchè anch’egli sarebbe già morto prima assassinato da quella macchina folle assieme a tutto il genere umano.