LA CASA IN FIAMME


INTRODUZIONE

La storia si svolge negli anni 50 in un paesino veneto di media montagna costituito in generale da casette singole con corte propria. Maria e Franco sono i due sposi protagonisti della vicenda che abitano nella Via Vittorio Veneto di quel paese É il momento in cui l’Italia sta creando quel grande passaggio da una civiltà contadina ad una industriale caratterizzata, anche nella zona si cui si parla, da una piccola industria sorta grazie all’iniziativa di piccoli artigiani che inventano la produzione di varie apparecchiature o accessori di casa. Ha così inizio quel periodo di benessere definito il miracolo economico veneto in grado di sfornare poi prodotti ricercati in tutto il mondo .


IL MIRACOLO ECONOMICO DEL VENETO NEL DOPOGUERRA

I paesi, reduci da una guerra spaventosa che aveva ridotto a zero tutte le attività, erano riusciti a sopravvivere coltivando le poco fertili campagne e gli orti di casa. Se si escludono pochi personaggi importanti come il medico, il farmacista , qualche negozio di merce varia comprese le poche  derrate alimentari, la rimanente popolazione era veramente ridotta allo stremo. L’arrivo dei soldati americani del fronte di guerra che stava risalendo l’Italia, ha  portato i primi benefici, più avanti diventatati più consistenti grazie a quel Piano Marchall che ha consentito il finanziamento di molte attività ivi compresa la distribuzione di derrate alimentari con cui  la popolazione ha incominciato a vivere normalmente.

A questo punto è successo un fenomeno straordinario. In vari comuni sono arrivati i primi piccoli ma bravi  industriali spinti dall’offerta che il Comune garantiva di terreni gratuiti dove costruire i capannoni industriali ma spinti soprattutto dalla grande presenza di manodopera giovanile disposta a lavorare alacremente e per cominciare a disporre di quel denaro che le era sempre mancato.   In breve tempo, sono state costituite piccole aree industriali che producevano suppellettili ed attrezzature di vario tipo  e che hanno trovato una immediata richiesta  soprattutto estera. Il fenomeno più notevole che ha portato ad un velocissimo incremento della descritta piccola industria, è stato l’entusiasmo dei lavoratori migliori i quali, anziché restare dipendenti  degli industriali citati, hanno messo in moto un insieme di piccolissime  aziende private atte a  costruire in proprio alcune parti di quelle in produzione della industria di base  a prezzi vantaggiosi dovuti alla intraprendenza e alla cospicua attività lavorativa dei nuovi intraprendenti industriali. Il fenomeno ha trovato successivamente una continua espansione per l’iniziativa personale dei nuovi modesti imprenditori che, trattandosi di i costruire suppellettili di relativamente semplice lavorazione,  si sono attrezzatati di macchine automatiche da loro stessi progettate sulla base delle lavorazioni ben note e tali da  sveltire notevolmente le lavorazioni.  Da tutto questo è uscito quel miracolo economico delle piccole industrie venete di cui hanno parlato a lungo i giornali.

Il risultato finale di questa operosità ha comportato una profonda trasformazione del paese di cui si parla dove sussistono ora numerosi piccoli industriali diventati veramente benestanti ed inoltre la possibilità  offerta a  gran arte della popolazione di impegnarsi  a lavorare nelle industrie  e quindi a disporre  di denaro atto a far nascere in parallelo   una grande attività edilizia di costruzione delle nuove case di abitazione.

Facendo riferimento al tempo in cui si svolge la storia in argomento, si potevano distinguere in paese tre categorie di abitanti. I piccoli industriali che economicamente te stavano molto bene, in secondo luogo  gli operai che, avendo   lavoro e con stipendi plurimi in ogni famiglia, avevano potuto costruirsi la nuova casa  ed infine la terza categoria fatta dai pochi restanti, per nulla disposti ad eseguire lavori di qualsiasi genere e che si può dire vivacchiavano a spese dei parenti c che lavoravano assiduamente.

Nella  nostra storia si può dire  che Maria e Franco,  figli dei piccoli industriali ed essendo dei bravi giovani che  apprezzavano l’impegno profuso dai genitori per il benessere famigliare,  vi corrispondevano pienamente  comportandosi nel migliore dei modi sia negli studi dove eccellevano in maniera notevole e sia  nel comportamento ordinato e corretto e con la massima obbedienza verso i genitori ed in genere verso tutti coloro che contribuivano  alla loro cultura e  al loro benestare materiale.

In questo ambiente felice e caratterizzato da un progressivo e continuo aumento del benessere locale,  vivono felicemente i nostri  due protagonisti, ambedue potendo approfittare della  agiatezza e correttezza di vita dell’intera loro famiglia. Una volta sposati hanno ottenuto  dai genitori la possibilità di costruire una bella casa e, felici, di andarvi a vivere. Si tratta veramente di una bella casa nella quale si è voluto mantenere lo stile locale costruendo un’appendice del soggiorno che forma un piccolo elegante tinello interamente in legno sia nei  i muri portanti,  sia per il tetto, e sia per il rivestimento interno delle pareti.

Si vedrà piú avanti come il fatto di aver migliorato  la casa con l’impiego di questo bellissimo legno, costituirà una vera mina vagante che con  un disastroso incendio,  distruggerà la  bella casa della quale resteranno in piedi soltanto le murature portanti in laterizio ed alcuni solai in cemento armato.


I PERSONAGGI DELLA STORIA


Nello stesso paese viveva anche Giovanni il giostraio che Maria conosceva fin da quando era ragazzo e frequentava le sue stesse tre classi di scuola media. Si può dire che le loro caratteristiche somatiche e caratteriali fossero ai due estremi opposti essendo Maria la perfetta allieva studiosa, ordinata ed appassionata di quel sapere che la scuola elargiva a piene mani. Invece Giovanni era il classico scavezzacollo tutto divertimento ed evasione da tutti gli impegni dedicandosi invece a un vivere spassoso.
Le loro strade si sono poi divise, lei per andare in città e frequentare, finite le scuole dell’obbligo ed il liceo, l’università fino a laurearsi con pieni voti e lui ad intraprendere mille piccoli lavori nessuno dei quali di suo gradimento perché lo limitavano nella sua vita di giovanotto spensierato.
Più avanti, quando si sono ritrovati in paese, erano ambedue appena accompagnati, Maria sposata e con la sua bella casa e Giovanni in cerca di un’abitazione da prendere in affitto. Saputo che lei aveva un appartamento anche al piano terra per il momento inutilizzato, la aveva subito avvicinata per richiederglielo in affitto onde potersi sistemare con la sua compagna con la quale si era accordato per una convivenza stabile.
Vista la conoscenza Maria tentò con tutte le sue forze di spiegare a Giovanni che quella casa rappresentava il loro sogno più grande, il loro nido dove regnava un affetto intenso e così intimo da non poter essere condiviso da altri che vi avessero soggiornato. Questa spiegazione espressa con il sentimento che provava Maria per qualunque persona soprattutto se conosciuta, nelle sue intenzioni avrebbe dovuto convincere della impossibilità di accogliere chiunque nella sua casa. Al contrario Giovanni ne fu molto indispettito perché quell’edificio rappresentava un ambiente idilliaco che egli non riusciva non solo a costruirsi ma nemmeno a giustificare per la stessa Maria ritenendolo immeritato.
Il rifiuto, diede quindi origine ad una discussione che trascese al di fuori dei limiti di un normale rapporto civile. Giovanni ebbe la sfacciataggine di ricordarla da studentessa quando era, a suo dire, soltanto una sgobbona senza nervo e la ritrovava ora, senza avere nessun merito particolare, ad abitare una casa molto grande con un appartamento vuoto che qualsiasi persona di coscienza avrebbe messo a disposizione affittandolo a coloro che non hanno mai avuto possibilità di possedere nulla di nulla al di fuori del proprio lavoro. Egli dichiarò di possedere solo alcune giostre con le quali girava per i vari paesi facendo parte di un luna park e potendo guadagnarsi appena il necessario per vivere con la sua compagna ma non certamente la possibilità di avere una casa tutta sua.
In sostanza Giovanni ne faceva una questione di principio in base alla quale le persone avrebbero dovuto essere tutte economicamente uguali ma questo non avveniva a causa di coloro che, come lei, possedevano di più di quello che serviva e quel di più non lo davano nemmeno per un periodo breve agli altri che ne erano senza. Invece nel cuore sensibile di Maria si formò una piaga profonda consistente in un dissidio ritenuto impossibile solo a concepirsi e quindi in un dispiacere così grande che non riuscirà mai a dimenticare per tutta la sua vita.


Le altre famiglie locali componevano la normale popolazione dei paesi dell’epoca aventi tutti una possibilità appena sufficiente per vivere ma che comunque conducevano una vita sana, volendosi bene tra di loro ed in definitiva passando il loro tempo nella serenità e, tutto sommato, nella contentezza.


Vicino a Maria abitava un’altra famiglia che lamentava anch’essa scarse possibilità economiche ed era quella dello stagnino, affila coltelli ed aggiusta ombrelli. Questi ogni giorno girava tutti i paesi della zona e con l’altoparlante sistemato sopra il suo furgone, si offriva per affilare forbici e coltelli, aggiustare ombrelli e saldare i buchi delle pentole di rame che in quegli anni erano ancora molto usate.
Si capisce come si trattasse di una modesta attività che consentiva solo una sostentamento economico ai minimi termini, senza alcuna spesa posta al di fuori di quella giornalmente necessaria per un vita civile.


Facevano eccezione i maggiorenti come il medico, il farmacista, i titolare dei negozietti locali che potevano condurre una vita veramente agiata.


Alla periferia del paese si trovava una specie di villaggio composto da baracche, da roulotte e da molte automobili di grossa cilindrata ma vecchie e fatiscenti. Si trattava di un villaggio di nomadi cioè di persone che, in linea puramente teorica si spostavano continuamente con tutta la loro piccola proprietà da un paese ad un altro ma che in pratica vivevano stabilmente là, non svolgendo alcuna attività ufficiale e di loro non si riusciva a sapere come potessero continuare una vita di cui non si conosceva nulla.


LA LETTERA ANONIMA


Un brutto giorno accade una vicenda molto preoccupante. I nostri due sposi Maria e Franco ricevono per posta una lettera anonima, scritta sia nell’indirizzo esterno e sia nel biglietto contenuto nella busta, con ritagli di giornale incollati con questo messaggio:
“Nell’ultimo giorno del mese corrente portate alle ore 23 esatte una busta con dentro la somma di un milione di lire nel gradino di ingresso della chiesa se volete evitare che la vostra casa venga incendiata. Non parlate con i carabinieri se vi è cara la vita.”
Questa missiva mette i due sposi nella massima preoccupazione. Cosa fare? La cifra chiesta non era molto cospicua ed avrebbero potuto anche sborsarla pur di uscire dal pensiero e dal pericolo. Ma regalare quei soldi è assolutamente ingiusto poiché significherebbe incrementare la delinquenza, a sua volta non sborsare il denaro potrebbe significare il rischio di perdere la propria casa tanto amata, mentre andare alla polizia e denunciare il fatto significherebbe aver finito di vivere tranquilli perché da ogni angolo si sarebbe potuto veder uscire un malfattore a molestarli. Insomma i due sposi veramente si trovano con la massima preoccupazione ed imbarazzo.


Franco racconta a Maria il seguente vecchio ragionamento di suo papà: Una lettera anonima è quanto di più vile si possa immaginare pertanto chi la riceve deve dimenticarla, stracciarla in tanti pezzettini e non leggerla nemmeno né parlarne con nessuno, deve comportarsi come non l’avesse mai ricevuta. Maria ascolta ma non sa cosa aggiungere perché pensa si ratti soltanto di un vecchio detto ormai sorpassato ed assolutamente dimenticato.


Tra di loro i due non parlano d’altro, se non della lettera anonima, di giorno e di notte ed alla fine giungono a questa conclusione. Prima di tutto migliorare l’esistente polizza di assicurazione della casa aumentando la copertura di un numero maggiore di rischi e soprattutto quelli contro gli incendi, in secondo luogo evitare assolutamente di parlare a qualcuno della lettera anonima, assolutamente a nessuno. Inoltre decidono di stare calmi e tranquilli per i quindici giorni che mancano alla fine del mese fissato dalla lettera per poi partire per un lungo viaggio di quelli che erano soliti fare tutti gli anni.
Verificata e migliorata l’assicurazione e trascorsi i quindici giorni senza dar adito ad alcuno di supporre delle novità, partono per il loro solito viaggio annuale di una ventina di giorni. Si impegnano al ritorno di andare alla polizia con la lettera e denunciare il fatto come stà e giace. Pensano che quei venti giorni di viaggio forse sarebbero serviti a calmare le acque, forse a far in modo che la questione si risolvesse da sola. Potrebbe trattarsi di qualunque cosa anche di uno scherzo di pessimo gusto praticato da qualcuno come ad esempio da quel giostraio già noto. Questo era sicuramente un tipo poco serio il quale, pur non disposto sicuramente ad arrivare ad una azione estremamente grave come un incendio doloso della casa, purtuttavia, per il solo fatto di aver subito il rifiuto del piano terra della loro casa, potrebbe benissimo aver inviato quella lettera anonima al fine di esercitare una vendetta fine a sé stessa .


I due sposi mettono quindi in atto il loro progetto e partono per il solito viaggio dopo averlo comunicato ad amici e parenti come cosa normale.


L’INCENDIO CHE DISTRUGGE LA CASA DI ABITAZIONE


Dopo dieci giorni di vacanza all’insegna della normalità, arriva da parenti un annuncio tragico: la loro casa la notte precedente si era incendiata ed era completamente distrutta.
Impossibile descrivere la disperazione dei due e le conclusioni cui sono arrivati. Ma allora la lettera anonima diceva il vero e tutto si è svolto come vi era scritto, ma allora abbiamo sbagliato tutto, dovevamo andar subito dai carabinieri e denunciare la minaccia ricevuta. Adesso che il fatto è compiuto, dobbiamo veramente andare dalla polizia e raccontare tutto portando la lettera anonima e dichiarando di aver fatto finta di nulla perché pensavano ad uno scherzo di cattivo gusto. Se avessimo pagato quel milione avremmo la nostra casa ora abbiamo perso quel gioiello. Ma questa non era un’azione fattibile era invece un delitto contro la legge che punisce i ricattatori come quello. Poi si consolavano pensando all’assicurazione che avevano sistemato con cura e quindi si sentivano sicuri di rientrare interamente del danno provocato dall’incendio.


L’ASSICURAZIONE DELLA CASA DAI DANNI PER INCENDIO


Il viaggio viene subito interrotto ed il ritorno a quella che non è più la loro casa diventa una disperazione vera e propria. Vanno subito dai Carabinieri a presentare denuncia e quindi dall’assicurazione e per la richiesta di rimborso dei danni subiti come da polizza assicurativa.
Ovviamente all’assicuratore essi dicono tutta la verità su quanto accaduto e quindi spiegano della lettera anonima ricevuta e ritenuta uno scherzo di cattivo gusto, della loro partenza per il solito viaggio di tutti gli anni ed infine dell’incendio avvenuto e quindi della richiesta di indennizzo del danno.
Riguardo a quest’ultimo punto hanno la sorpresa peggiore che avrebbero potuto immaginare. L’Assicurazione è pronta a pagare i danni dovuti ad un evento casuale . Ma in questo caso non si tratta di un evento casuale, bensì di un crimine preannunciato e poi portato effettivamente a termine da una persona che risulta sconosciuta ma nella realtà essa esiste, è viva e vegeta. In sostanza, secondo l’assicurazione, se i due coniugi hanno subito dei danni, è alla persona che ha provocato l’incendio che essi devono rivolgersi per esserne rimborsati. Una volta negata nel modo più assoluto la corresponsione di alcunché, gli assicuratori consigliano Maria e Franco di effettuare una denuncia contro ignoti per il danno ricevuto sperando che dal procedimento giudiziario che venisse così innescato, si potesse arrivare a capire chi era stato l’incendiario che ha dato fuoco alla loro casa ed al quale poter richiedere l’indennizzo.
In altri termini la Società assicuratrice ribadisce che quando esiste comunque un autore reale dell’incendio l’assicurazione non è più valida e non copre nessun danno.
Il morale di Maria e Franco se prima era al minimo possibile per la disavventura della lettera e della effettiva tragedia dell’incendio, ora scende ancora più in basso ed i due si trovano ad una vera disperazione. Si ricordano continuamente i sogni da fidanzati quando progettavano nella loro mente e con un entusiasmo incredibile come avrebbe potuto essere la loro casa, quella casa che poi i loro genitori hanno resa possibile e realizzabile e perfettamente corrispondente a ciò che loro avevano tanto sognato.
Il fatto che sia sufficiente la presenza di un documento privo di valore come una lettera anonima per annullare l’efficacia di una polizza di assicurazione colpisce tanto profondamente Franco da spingerlo a chiedere il parere di un avvocato. Questi sostiene lunghe discussioni con la società di Assicurazione mettendo in risalto la poca validità di una semplice lettera anonima ma senza raggiungere alcun risultato favorevole ai due che hanno subito il danno. La motivazione adotta all’avvocato dall’assicuratore si basa su un fatto reale : l’incendio era stato dapprima annunciato e successivamente attuato. Pertanto, alla base del rifiuto di rimborsare il danno, sussiste non solo la minaccia la quale potrebbe anche avere poco valore, ma subito dopo avviene un fatto reale e cioè il verificarsi dell’evento minacciato e cioè l’incendio. Quindi la motivazione del rifiuto si basa su un caso reale. Quando l’avvocato, visti gli scarsi risultati della sua azione, propone a Franco di iniziare un procedimento giudiziario nei confronti della Società di Assicurazione chiarendo però che perfino il risultato di questa causa non sarebbe affatto sicuro, Franco cade nella depressione più totale. Ma come, andiamo avanti per quattro o cinque anni con la causa, senza avere un tetto per vivere e con il rischio alla fine di non di percepire soldi ma addirittura di dover sostenere le spese di processo!
In questo momento si parla solo di tribunali: l’assicurazione consiglia i coniugi di indire un procedimento contro ignoti, l’avvocato interpellato consiglia di fare causa all’assicurazione: ma dove siamo finiti? si domanda Franco!.
È Maria la moglie a concludere che, abbandonata a priori l’idea di partire con azioni giudiziarie, la soluzione non può che derivare dallo scoprire la verità dei fatti accaduti e cioè trovare il mittente della lettera anonima e quindi delle modalità di scoppio dell’incendio, il ché può avvenire soltanto tramite un bravo investigatore. Questa decisione finisce per tranquillizzare i due sposi che poi partono immediatamente in una nuova direzione.


L’INVESTIGATORE ARTEMISIO


E’ pacifico. La cosa che resta da fare è una soltanto : dare incarico ad un bravo investigatore di ricercare la verità e la soluzione dei problemi che ora li attanagliano.
A tale proposito è noto in tutto il territorio come un investigatore veramente bravo sia Artemisio di cui si racconta l’abilità nella risoluzione anche dei casi veramente difficili. Vi si recano e gli affidano l’incarico di chiarire tutta la faccenda.
Artemiso accetta l’incarico ed inizia subito a fare le indagini.
Il primo suo intervento è scandagliare la vita di quel giostraio che Maria conosceva già e con il quale si erano avuti i recenti dissapori per via dell’affitto negatogli dalla stessa Maria.
Prende tutte le informazioni del caso partendo dall’ipotesi che possa essere il giostraio l’autore della lettera anonima ed anche dell’incendio. Maria, al riguardo, non può evitare di descrivere a tinte fosche il dissidio da lei avuto, unico nella sua vita, proprio con Giovanni.
L’immagine di Giovanni che risulta ad Artemisio o è invece quella di un personaggio poco serio ed incapace di lavorare seriamente piuttosto dedito ai passatempi di tutti i tipi. Però egli, a parere dell’investigatore, non avrebbe mai compiuto atti illeciti o scorrettezze con chicchessia quindi egli esclude a priori che Giovanni sia capace di compiere un atto grave come quello in oggetto.
L’indagine successiva riguarda lo stagnaio. E’ una persona seria dedita al suo lavoro che svolge bene senza alcun problemi né di giustizia nè di comportamento. Anche in questo caso non si scorge nessun motivo per ritenerlo capace di compiere un gesto grave come quello in oggetto.
La terza indagine dell’investigatore riguarda il campo nomadi. In questo caso deve dichiarare impossibile che la lettera anonima possa essere partita da quell’insieme di persone che non hanno nulla di compatibile con una missiva del genere. Per questo è escluso anche l’addebito ai rom delle azioni in argomento.
Alla fine di queste tre indagini non si riesce ad entrare in possesso di nessun dato che possa far progredire verso la soluzione, anzi Artemisio conclude con la sua personale sicurezza che nessuno di loro abbia a che fare con la lettera anonima e soprattutto con l’incendio.
Egli per il momento decide di approfondire al massimo il contenuto della lettera anonima. Esaminandola per bene scopre nell’indirizzo all’esterno della busta un banale errore di interscambio di due lettere alfabetiche. In dettaglio la via Vittorio Veneto in cui si trova effettivamente la casa, figura nell’indirizzo della lettera anonima come Via Vittorio Venote per lo scambio delle due vocali o e. Artemisio domanda a Maria ed a Franco se hanno un’idea della motivazione dell’errore e gli viene risposto che è uno sbaglio commesso anni or sono nella stampa dell’elenco telefonico, errore che essi non si sono mai presi la briga di far correggere in quanto tutti al paese ed in genere nel Veneto conoscono bene il nome Vittorio Veneto ed istintivamente quando consultano l’elenco telefonico finiscono per definire che Maria e Franco abitano esattamente in Via Vittorio Veneto come è in realtà. Artemisio vuole avere la certezza che quell’indirizzo errato corrisponda in maniera certa all’indirizzo che risulta nell’elenco telefonico. Maria estrae dal cassetto l’elenco e l’investigatore accerta la veridicità di quell’assunto: nell’elenco telefonico ufficiale, quello che chiunque può consultare, i coniugi risultano residenti in Via Vittorio Venote.
Artemisio al contrario dell’indifferenza dimostrata come detto dai due conuigi, dà una grande importanza a quell’errore in quanto lo considera un indizio determinante sulla identità del mittente della famosa lettera anonima. Secondo lui, chi ha spedito la lettera anonima non può essere un veneto e tanto meno un abitante del paese cioè persone che conoscono troppo bene il nome della storica città di Vittorio Veneto, è invece evidente che l’indirizzo è stato copiato letteralmente così come era scritto nell’elenco telefonico da qualcuno che pensava che Vittorio Vetone fosse il vero nome di una personalità storica o artistica al quale era stata forse intitolata una via del paese.
Artemisio andò oltre e stabilì che quella scritta di indirizzo facesse parte di una lunga serie di lettere tutte anonime e tutte scritte prelevando a caso tanti indirizzi dall’elenco telefonico al fine di interessare alla indecorosa richiesta di denaro un grande numero di persone e quindi pensa che ci sia di mezzo l’azione di un delinquente seriale che inoltra le sue lettere minatorie in molte parti sparpagliate d’Italia onde rendere difficile riconoscerne l’autore, riuscendo qualche volta ad ingannare il ricevente la lettera imbattendosi per caso in una persona che preferisca pagare il milione di lire piuttosto che correre rischi di gravi incendi. Per l’investigatore la prova della veridicità di questo assunto è data anche dal fatto che nella lettera non venga ogni volta fissata la data di scadenza in modo preciso di giorno e mese (che sarebbe stato impossibile definire contemporaneamente per tutte le lettere) ma invece definendola più genericamente con la fine del mese in corso e quindi fissando una data che andava bene per qualsiasi periodo dell’anno nel quale egli metteva in atto la sua diabolica trama. In conclusione Artemisio ritiene che la lettera anonima ricevuta da Maria sia partita da una regione lontana essendo probabilmente inviata da delinquenti seriali che usano il sistema di spedire a casaccio molte lettere anonime come quella e riuscendo spesso a farsi dare soldi nei paesi più svariati. Per avere la lunga serie di nominativi cui inviare le lettere, l’ignoto mittente usa l’elenco telefonico scegliendovi dei nominativi a caso e per diversificate città e persone distribuiti a casaccio da molte parti di tutta Italia.
Appare già chiaro che Artemisio comincia ad arrivare ad una conclusione importante. Non siamo in presenza di un individuo locale ma di un delinquente seriale che usa questo metodo e riesce a qualcuna tra le tante persone cui spedisce la lettera a poter carpire del denaro.
Il difficile che rimane ora è il da farsi per trovare il nominativo di quel delinquente seriale. In questo senso non resta che continuare ad operare sulla lettera anonima le cui scritte sono formate da striscioline ritagliate da un giornale. Artemisio è ben al corrente che la stampa dei vari giornali italiani, essendo ubicati in varie parti d’Italia, non viene fatta usando a turno, giornale per giornale, la medesima macchina di stampa, al contrario ogni giornale usa una attrezzatura locale la cui caratteristica generale è quella di essere macchine diverse l’una dalle altre. E quindi, facendosi aiutare da un perito chimico esperto della fabbricazione della carta da giornale e da un altro esperto di stampe meccaniche, riesce accertare le caratteristiche particolari sia della carta e sia dei caratteri di stampa delle striscioline incollate sulla lettera.
Rintraccia poi una copia dei giornali più diffusi in Italia e trova che il giornale la cui stampa e carta é più assomigliano a quella della lettera è il giornale “Il Tirreno” quotidiano della regione Toscana
Viene così assodato che il delinquente dovrebbe essere un toscano essendo lettore del Tirreno.
Artemisio stabilisce un incontro con il direttore del Tirreno a Livorno dal quale riceve notizie estremamente interessanti. Dal suo giornale risulta che in un paese toscano vicino a Livorno è stato scoperto un delinquente che spediva proprio lettere minatorie come quella spiegata da Artemisio. Il Tirreno aveva scritto alcuni articoli su questo fatto pubblicando anche una copia autentica della lettera minatoria. Il tutto aveva portato all’arresto del delinquente ed all’inizio di una causa promossa da alcuni danneggiati cui potevano aggiungersi anche Maria e Franco. Allo scopo viene fatto il confronto tra la copia di lettera pubblicata dal Tirreno e la lettera in mano a Maria e si scopre che sono identiche.
Artemisio si rende conto dell’importanza di questo vero e propria scoop che cambia completamente la consistenza dell’evento.


LA RISOLUZIONE DELL’ENIGMA


In effetti l’aver accertato che Maria e Franco non avevano affatto ricevuto una lettere inviata dall’autore dell’incendio della loro casa ma avevano ricevuto solo una minaccia priva di ogni collegamento con la realtà, provoca il decadimento quell’elemento fondamentale dell’esistenza della persona che avrebbe di fatto incendiato la casa di Maria e Franco e che viene ora sostituita da una persona come il delinquente seriale il quale non ha nessuna mira di appiccare incendi a destra ed a sinistra ma solo quella di fare vili ricatti per spillare soldi. Viene quindi totalmente a mancare l’esistenza dell’autore materiale dell’incendio, esistenza che aveva resa nulla l’efficacia della assicurazione sulla casa bruciata. L’incendio torna ad avere le caratteristiche di casualità e come tale rientra tra le casistiche per le quali la casa era assicurata e quindi Maria e Franco hanno pieno diritto di percepire dalla ditta assicuratrice il rimborso del danno subito.


LA VERITA’ SULL’INCENDIO DELLA CASA


Risulta ancora non provato che la modalità di incendio sia casuale e non lo sarà finché non verrà definito come ha avuto veramente luogo l’inizio di incendio della casa.
Artemisio, come suo solito, vuole approfondire statisticamente in che modo avvengono di regola gli incendi delle case d’abitazione. La statistica degli ultimi anni precisa che il 45% degli incendi sono dovuti ad irregolarità degli apparecchi domestici di cottura a fiamma libera, il 20% sono di origine elettrica per sovraccarico, basso isolamento o corto circuito, il 16% per cause varie ed infine il 19% per sigarette, candele, fiammiferi.
Tra tutte le possibilità di incendio elencate resta soltanto il corto circuito favorito dal fatto che durante l’assenza dei proprietari dovuta al viaggio, l’impianto elettrico era stato lasciato sotto tensione per mantenere attivo l’antifurto poiché in quei tempi non esistevano ancora quelli funzionanti a batteria. Pertanto la prima cosa da fare è un accurato controllo dell’impianto elettrico basandosi sulle apparecchiature elettriche rimaste all’interno dello spessore dei muri che sono ancora presenti nonostante l’incendio. Viene chiamata una ditta specializzata della materia dando incarico di esaminare i resti della casa ed appurare lo stato presunto dell’impianto elettrico.
La risoluzione è venuta subito alla luce perché esistevano ancora una buona parte dei cavi elettrici posti in opera entro le apposite tubazioni protettive che a loro volta correvano all’interno delle murature in laterizio della casa. Esisteva un solo punto in cui i fili elettrici uscivano dalla murature per correre lungo le parti in legno. Quel punto si trovava nel confine tra le due diverse tipi di casa e cioè e quella in muratura che costituiva la gran parte dell’edificio e quella del tinello unica costruzione in legno. È da rilevare come, allo scopo di dare valore tradizionale alla casa seguendo la moda di un tempo, i cavi delle superfici in legno erano fissati ad isolatori di vecchio tipo fatti in ceramica e lasciati in piena vista. Ed è stata proprio questa l’origine dell’incendio in quanto si è potuto verificare che proprio nel punto in cui percorso dei cavi passava da linea posta entro tubi di protezione murata per poi uscire all’aperto e quindi correre lungo gli isolatori esterni, che era avvenuto il corto circuito che ha lasciato poi traccia sui fili e che aveva poi incendiato sicuramente il legno con fiamme presumibilmente altissime per l’alta infiammabilità del legno e che successivamente hanno per forza appiccato il fuoco a tutto il resto della casa.


LA FINE POSITIVA DELLA STORIA


Alla fine della storia, Maria e Franco hanno potuto ricostruire la casa nello stesso stato e conformazione di prima usufruendo del rimborso della ditta assicuratrice ed inoltre di quello ricevuto dal delinquente seriale. Infatti Franco e Maria parteciparono al procedimento penale e civile intentato da una decina di persone cui erano stati trafugati dei soldi tramite lo stesso sistema dei nostri due protagonista ottenendo un discreto rimborso.
La nuova casa venne ricostruita molto simile a quella precedente mettendo nella edificazione una cura particolare per la esecuzione dell’impianto elettrico onde evitare il ripetersi di corti circuiti come quello che originò la tragedia raccontata.


Franco e Maria si svegliarono un giorno con il desiderio prorompente di gustare la propra casa visitandola da cima a fondo come due bambini che, avuto un bellissimo regalo, prima ancora di iniziare ad usarlo, si godono nell’accarezzarlo, nel rimirarlo nei suoi dettagli, nei colori, nell’elencarne tutte le straordinarie possibilità.
Cominciando dal pianoterra passarono via via da una stanza all’altra esprimendo compiacimento e soddisfazione per essere riusciti, attraverso tutte le traversie, che sono qui raccontate, a riavere quel loro gioiello che avevano completamente perduto. Ad un certo punto Franco esplose con una considerazione che da giorni gli batteva nel petto. Questa : alle volte si è convinti che le tradizioni siano sorpassate ed ai nostri giorni senza alcun senso. Ma pensa Maria se avessimo ascoltato il parere di mio padre pronunciato anni ed anni fa e che assegnava in genere alla lettera anonima un valore nullo, ritenendola un oggetto da strappare in pezzettini minuscoli senza nemmeno leggerla. Pensa che se avessimo fatto così, gli avvenimenti come sarebbero cambiati. Noi, strappata la lettera senza leggerla, saremmo rimasti a casa perché quello che abbiamo in tutta fretta deciso e fatto in realtà non era il nostro solito viaggio. L’incendio non sarebbe affatto scoppiato perché non avremmo abbandonato per dieci giorni la casa da sola proprio per dare al corto circuito il modo e soprattutto il tempo di nascere piano piano e poi incendiarla da cima a fondo. Bastava soltanto aver evitato avvocati, assicurazioni, processi giudiziari. Nulla di tutto questo ma un atto semplicissimo: rispettare la tradizione!


FINE