IL GUARDIACACCIA

E’ un libro giallo tascabile che si può acquistare su Amazon sia, come ebook costo 3.66 euro, e sia carttaceo al costo di euro 9.36 ed è visibile con : https://www.mnamon.it/il-guardiacaccia/

INTRODUZIONE

Lo spunto di base di questo racconto è dato dalla inveterata abitudine di un capriolo che, trovandosi in una situazione disperata, arriva perfino al punto estremo di scegliere il suicidio pur di evitare quegli atroci patimenti che una atavica sequenza ha stampato sulla sua memoria. Il fenomeno è descritto molto bene nel libro “il suicidio del capriolo” di Giancarlo Peron.

Teatro della storia è un paesino di alta montagna chiamato Fagher che nel dialetto locale significa faggio. Il nome forse deriva a dall’importanza sempre rivestita dai boschi di faggio quale ottima legna da riscaldamento durante le fredde invernate passate sotto alte coltri di neve ed a temperature gelide.

Il libro giallo è visibile con : https://www.mnamon.it/il-guardiacaccia/

Ritengo necessario precisare che molti degli avvenimenti compresi nel racconto “Il guardiacaccia” , non sono altro che episodi in realtà vissuti dall’autore ed inseriti nel testo con lo scopo preciso di farne una speciale archiviazione disponibile a tutti i lettori. Il secondo scopo consiste nella speranza che tali avvenimenti destino la curiosità e quindi l’interesse di chi legge essendo, a parere di chi scrive , degli episodi, degli usi e dei modi di lavorare veramente straordinari e del tutto sopraffatti dal progresso che li ha sostituiti in maniera molto più efficace ma sicuramente meno bella.

Alcuni esempi.

Chi scrive ha lavorato, con compiti non secondari, nella costruzione di opere straordinarie come sono gli impianti idroelettrici ed in particolare le dighe di sbarramento tra le quali io ho seguito quattro esemplari: che sono: La diga di Rocca d’Arsiè (BL) (1954), La diga di Stramentizzo (1954-55) sita in comune di Castello di Molina di Fiemme (TN), quella di Val Noana (1958) sita in Trentino in comune di Imer, ed infine quella di Valvestino (1962) facente parte dell’impianto reversibile di Gargnano (BS) .

Tra gli episodi del racconto anche quello fondamentale relativo al suicidio del capriolo è realmente accaduto come raccontato. Io ero il geometra con tre canneggiatori che stavamo camminando nella corsia ricavata in un bosco di fitti abeti alla estremità della quale si trovava il punto trigonometrico cui appoggiarsi per il tracciamento delle opere. Davanti a noi stava correndo un capriolo femmina il quale arrivato in fondo alla corsia e non trovando scampo si è effettivamente gettato nel vuoto. Il Canneggiatore che ho chiamato Carlo ma il cui nome vero era Silvio si era reso conto esatto dell’accaduto ma è rimasto zitto senza aggiungere alcun commento. Dopo una settimana ci ha invitato ad una cena in casa sua dove abbiamo mangiato quel capriolo che, sono le sue parole, non si poteva lasciar marcire nel fondo valle.

Un altro episodio determinante della storia è la demolizione di una collina rocciosa per ricavarvi il necessario inerte da calcestruzzi. Ebbene io ho seguito la costruzione di una diga interamente costruita con materiale calcareo dello scavo di un cratere che ha via via demolito una collina rocciosa facendone precipitare gli spezzoni in un pozzo con sottostante galleria di accesso agli impianti di confezionatura in maniera tecnicamente dimostratasi straordinaria e del tutto analoga a quella descritta nel testo. Al giorno d’oggi, a distanza di molti anni, lo scempio provocato è sicuramente mascherato dalla vegetazione, però sarebbe adesso considerata una modifica ambientale assolutamente intollerabile, così come lo era nella finzione, secondo il guardiacaccia Menico

Il geometra che è stato salvato da Silvio/Carlo tirandolo per i capelli, ero ancora io durante dei rilievi nella Val Stua in Comune di Imer. E’ una stretta valle molto scoscesa e le cose sono andate esattamente come raccontato nel testo.

Sempre Sivio era il personaggio che mi ha fatto fermate la jeep con la quale risalivamo la Val Noana perché aveva visto una trota nel vicino ruscello.

Infine Il tecnico che assieme agli strumenti topografici e ai canneggiatori di aiuto si recava in alta montagna con l’unico mezzo in grado allora di farlo e cioè l’Ape Piaggio ero sempre io.

Io stesso ho più volte effettuato sopralluoghi ai lavori disagiati del cantiere diga essendo trasportato in volo dal derrik.

Farei ancora rilevare come i calcoli topografici venivano fatti a mano non esistendo allora alcun tipo di calcolatrice. Si usavano invece i logaritmi i quali, come noto, consentono di trasformare le moltiplicazioni in addizioni e le divisioni in sottrazioni cioè in operazioni che si facevano facilmente a mano anche quando si trattava di moltiplicare o dividere numeri di molte cifre e decimali.

Un’ultima cosa. Al paese di alta montagna dove sono nato io è stato veramente assassinato mentre era in servizio in montagna un vero guardiacaccia che si chiamava Menico. Di quel Menico reale non si è mai saputo nulla,

Chi avesse interesse a conoscere meglio l’interessante avventura topografica anni 50 legga l’articolo “la topografia pratica degli anni 50.”