IL CONFINE DI PROPRIETA’

INTRODUZIONE

L’avvenimento di base del racconto è ben rappresentato da una scena di un film con Toto’ e Peppino che stanno percorrendo una strada di campagna su una carrozza scoperta e trainata da un cavallo. Ad un certo punto Totò lancia un sasso e rompe il vetro della finestra di una casa che affianca la strada . Quando Peppino gli chiede: perché lo hai fatto? la risposta semplice, semplice di Toto è: perché è un mio confinante no!

La storia, quella minuta che riguarda le piccole proprietà immobiliari, è ricca di episodi come quella del film e relative ai confini di terreni sia agricoli che urbani, Gli avvenimenti che si raccontano in questo lavoro trovano inizio proprio da dissidi sorti, come è di tradizione, dalla posizione dei confini di proprietà per allargarsi smisuratamente fino ad arrivare a decisioni estreme.

I PERSONAGGI

Vittorio e Mario sono due capifamiglia, che abitano in due appezzamenti di terreno confinanti ed ognuno avente, in posizione circa baricentrica rispettivamente ai lotti di terreno in proprietà, la propria casa di abitazione di tipo singolo dove risiedono stabilmente le loro due famiglie.

L’inizio vede Vittorio che acquista un lotto di terreno edificabile adiacente a quello dove è ubicata la casa di Mario per costruirvi la casa di abilitazione della sua piccola famiglia. Finiti i lavori Vittorio inizia ad abilitare il primo piano della sua casa, al piano terra della quale svolge il suo lavoro di falegname e, vista la disponibilità, assume come apprendista proprio Mario che ritiene opportuno migliorare la sua capacità di muratore aggiungendovi anche quella di falegname al fine di presentare così il doppio vantaggio di vicinanza tra luogo di lavoro e casa ed inoltre ritenendo che la sua doppia conoscenza di lavori manuali come muratore ed al tempo stesso conoscitore del legno, possa dargli un futuro migliore per la sua famiglia composta per il momento solo da marito e moglie. Le cose vanno avanti bene per un paio di anni ed Mario apprende il mestiere di falegname nel mentre sussiste una insoddisfazione dal punto di vista economico a causa del suo stipendio che appare modesto per la famiglia di Mario aumentata di numero con l’arrivo del primo figliolo. Ad un certo punto si presenta in paese una occasione straordinaria. Un imprenditore deve costruire un grande edifico ad uso albergo ed affida a Vittorio un incarico importante e cioè la fornitura e montaggio del tetto con struttura portante in legno destinato a rimanere in vista per poter ricavare dal sottotetto delle camere di tipo particolare con soffitto in legno dato appunto dalla superficie inferiore del tetto particolarmente curata sia come tecnica costruttiva e sia come paramento in vista. A quel punto nasce quello che rappresenta il primo screzio per i due personaggi. Mario proprio quando Il suo datore di lavoro potrebbe aumentargli la paga grazie all’importante incarico ricevuto proprio in quel momento lo lascia in bianco licenziandosi perché con la sua doppia qualità di muratore e falegname diventa dipendente dell’impresa costruttrice del grande fabbricato la quale cerca proprio sul posto personale di varie caratteristiche.

Logicamente chi si trova a mal partito è Vittorio il quale, quando poteva proprio sfruttare gli insegnamenti impartiti, si vede sfuggire di mano l’unico aiutante che aveva nella falegnameria.

Nascono i primi screzi verbali i quali trascendono la normale correttezza. Alle ingiuste lamentele di Vittorio, che non ha alcun diritto di lamentarsi del licenziamento del suo dipendente Mario oppone il suo sacrosanto diritto, rispettando in toto le leggi sulle prestazioni d’opera, di essere libero di lavorare con chi vuole . A sua volta prorprio Mario, lamentando difetti nella proprietà, esce al di fuori delle buone regole di comportamento in quanto afferma che,il confine effettivo che separa le due proprietà non và bene risultandogli, da misurazioni fatte eseguire tempo addietro sulla base delle mappe catastali, che ci sarebbe una differenza a suo sfavore di un metro per tutta la lunghezza del confine tra le due proprietà.

Questo dissidio diventa una questione sempre più grave in quanto Vittorio afferma di avere comprato il terreno ben individuato sul posto da consistenti cippi in pietra, cippi che sono tuttora presenti e mai toccati da alcuno per cui intende di essere esattamente entro confini esatti ed intoccabili.

Al perdurare delle discussioni tra Vittorio e Mario, i lavori di costruzione del grande albergo sono cominciati e sono andati molto avanti, Attualmente Vittorio sta eseguendo, aiutato da nuovi suoi collaboratori, i lavori per lui più importanti e cioè la posa in opera delle travature del tetto ed anche in sede di lavoro quando incontra Mario viene tacciato di possedere terreni non suoi con chiaro riferimento alla striscia di un metro che la mappa catastale attribuirebbe invece a lui.

I lavori di clostruzione terminano ed il nuovo edificio viene inaugurato con una festa alla quale partecipano tutti coloro che vi hanno collaborato. Nelle spiegazioni della ottima funzionalità e bellezza del nuovo edificio spicca in particolare l’ultimo piano con una soffittatura costituita dalla struttura del tetto lasciata in vista così come costruita da Vittorio, il quale riceve in quella occasione i complimenti per l’ottima esecuzione di tali strutture. Ciò che fa seguito alla ultimazione del grande lavoro per Vittorio consiste nell’incarico di ripetere l’esperienza con la costruzione di altri tetti in legno che ne diventano una preziosa attività specialistica grazie alle nuove macchine che, a tale scopo, Vittorio ha installato nella sua falegnameria.

Mario invece viene trasferito in altri cantieri che lo obbligano a spostarsi ogni giorno dal paese di residenza.

L’aumentata attività di Vittorio, cui corrisponde una maggiore disponibilità economica, lo porta alla decisione di proteggere la sua casa mediante la costruzione di una recinzione di tutto il terreno nei suoi quattro lati il che comporta la costruzione anche della recinzione del lato che confina con la proprietà di Mario con il quale bisogna scendere a patti onde eseguire assieme la parte relativa al confine comune, scegliendo anche una qualità soddisfacente per ambedue.

Si tratta di un vero problema difficile da risolvere. Prima di tutto sussiste quel metro di proprietà contestata ed in secondo luogo il fatto che, mentre Mario nel tratto comune costruirebbe una semplice rete zincata con semplici montanti in ferro , Vittorio vorrebbe eseguire attorno tutta la sua proprietà e quindi anche in quella che è in comunione con Mario, un muretto di cinta alto una trentina di centimetri sul terreno sormontato da recinzione in ferro lavorato e sagomato sulla base di un progetto da redarre in comune.

La soluzione del problema appare così lontana per i continui dissidi tra i due per le note motivazione di confine, tanto da tramutarsi in un continuo rinvio a data da destinarsi.

A causa del disaccordi non viene eseguita alcuna recinzione ed i due giardini restano aperti in tutti i quattro lati. In realtà chi passa per la strada pubblica vede un’ampia zona verde completamente aperta ed accessibile a tutti entro la quale si trovano due abitazioni delle quali (quella di Vittorio) molto bella e ben rifinita l’altra molto semplice e modesta.

Una notte tre lestofanti penetrano nella proprietà privata, mettono fuori servizio rompendole le telecamere che Vittorio aveva installato davanti alla casa, sfondano con un gran fracasso la porta di ingresso ed entrano nella casa con pistola spianata. A quel punto entrano in servizio le sirene dell’impianto di allarme posto all’interno della casa e tempo pochi minuti si sente anche l’arrivo delle stirene della polizia avvertite dall’allarme . Nella confusione sorta all’improvviso un malvivente lascia partire un colpo che raggiunge Vittorio ad una coscia.

Quella che nasce è una grande baruffa tra Vittorio e Mario in quanto Vittorio attribuisce a Mario il tentativo di furto terminato con la ferita d’arma da fuoco essendo una chiara conseguenza della mancanza di recinzione ostacolata da Mario, mentre quest’ultimo attribuisce la colpa al furto di terreno di sua proprietà in quanto sarebbe bastato che Vittorio arretrasse il confine di quel metro risultante dai rilievi del tecnico incaricato perché si fosse dato il via ai lavori.

La discussione diventa sempre più aspra tanto da rendere difficile la vita di ambedue le famiglie e da indurre Vittorio ad adire alle vie legali per dirimere una questione che alla fin fine è di minima importanzandl mentre il ricorso alla giustizia appare la cosa più assurda da fare.

L’alternativa consiste da parte di Vittorio nell’affidare l’incarico all’investigatore Artemisio molto noto nella zona di dirimere la questione.

Artemisio, valutati i fatti, in quattro e quattro otto pone fine ai dissidi nel seguente modo.

Prima di tutto spiega come deve intendersi il diritto di legge nel quale risulta chiaro come la determinazione del confine fatta fare da Mario tramite un tecnico che si è basato solo sulle mappe catastali, riveste valore di definizione della proprietà solo in quei casi in cui non esistano altri modi più certi di farlo. La motivazione specifica deriva dal fatto che la funzione vera del catasto italiano non è affatto quella di fissare i limiti di proprietà dei cittadini . La sua vera funzione à fissare le imposte che detti cittadini devono versare in base alla loro proprietà definita dai documenti catastale tra i quali vi è anche la mappa.

Nel caso specifico risulta un modo tradizionale e certo di definire sul posto il confine esatto acquistato da Vittorio e ciò è dato dalla presenza dei cippi la cui funzione specifica è proprio quella di superare altri modi di delimitazione della proprietà. In conclusione il confine vero è quello definito dai cippi.

Per quanto riguarda il tentato furto con ferita di arma da fuoco non è possibile attribuirlo a nessuno in quanto si tratta di un atto di delinquenza molto frequente e privo di motivazioni prima tra tutte quella di assegnare la causa alla mancata costruzione della recinzione.

Artemisio, come fa sempre in casi del genere, spiega con abbondanza di particolari e di esempi pratici di casi simili già accaduti nella realtà. L’entità della questione è limitata ad una strusciolina di terreno dalla quale sono derivati anni ed anni di discussioni che risulta necessario assolutamente evitare per gli anni futuri. A tale scopo una soluzione sarebbe molto semplice: dividere la fascia contestata a metà e quindi fare in modo che ciascuno dei due contraenti abbia un danno modesto consistente in una striscia di soli 50 cm di larghezza. Se la cosa viene accettata bisogna immediatamente, presente lo stesso Artemisio spostare i cippi de scrivendo un atto privato di accordo nel quale venisse precisata la verità e cioè che la proprietà reale è quella definita dai cippi originari che però, per dirimere qualsiasi questione, viene di comune accordo stabilito di spostare il confine di mezzo metro dimostrandone sul terreno l’avvenuto combinamento mediante la nuova posizione dei cippi constatata anche dalla presenza del testimone Artemisio.

Tutto questo si è nella realtà avverato, sono finite le discussione iniziando quella che dovrebbe essere una vita da quel momento normalmente tranquilla.

La morale del racconto è chiara: perché dannarsi tanto per piccole questioni quando con un po’di riflessione si potrebbe concludere facilmente la questione e vivere in tranquillità la propria vita?